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Obama discuterà questi temi con Benedetto XVI

Il Papa, durante il suo recente viaggio in Terra Santa, ha invocato una «pace giusta e duratura». I negoziati di pace in Medio Oriente sono tuttavia giunti a uno stallo, in parte a causa delle resistenze di Israele a fermare la crescita degli insediamenti in Cisgiordania. Come pensa di convincere lo Stato ebraico a superare queste resistenze e come intende far ripartire un negoziato basato sul principio di due popoli, due Stati?
Con gli israeliani siamo stati molto chiari nell’affermare che gli insediamenti devono essere fermati. Ma sappiamo che non sarà facile per Israele, perché gli insediamenti continuano da molti anni. Il primo ministro Netanyahu inoltre deve fare i conti con una serie di difficili condizioni politiche in patria. Ciò detto, i colloqui che stiamo avendo con gli israeliani sono molto costruttivi. D’altra parte, non è solo colpa di Israele. I palestinesi hanno la responsabilità di fermare la violenza e i Paesi arabi della regione devono capire che, se Israele è chiamato a prendere decisioni politiche assai difficili, loro devono riconoscere che lo Stato ebraico ha bisogno di sicurezza, come ogni altro Paese. Ciò che gli Stati Uniti possono fare, senza imporre la soluzione, è mettere uno specchio di fronte a entrambe le parti per mostrare loro le conseguenze delle proprie azioni. Questo è un tema sul quale sono ansioso di discutere con il Santo Padre, che credo condivida il mio approccio.

Quali altri temi intende affrontare con Benedetto XVI?

Ho avuto una meravigliosa conversazione telefonica con il Papa subito dopo le elezioni. E sebbene politicamente veda l’incontro come un colloquio con un capo di governo straniero, mi rendo conto che, naturalmente, è molto di più. Capisco bene quale influenza il Papa abbia, ben oltre i confini della Chiesa cattolica. Il Pontefice gode del mio massimo rispetto personale, come figura che unisce una grande cultura a una grande sensibilità. L’opera che ha svolto per il dialogo fra le fedi è notevole. E immagino abbia già sperimentato il rischio che deriva dal mettere insieme, a confronto, gruppi di posizioni opposte, come si è visto in Israele. Ma bisogna essere convinti del fatto che avviare il processo, far partire il dialogo, può portare a maggiore comprensione fra chi è stato su fronti diversi. Spero che con il Santo Padre saremo in grado di trovare temi sui quali avere una duratura collaborazione: dalla pace in Medio Oriente alla lotta alla povertà, dai cambiamenti climatici all’immigrazione. Tutti ambiti nei quali il Papa ha assunto una leadership straordinaria.

In molti altri ambiti, in particolare sul rispetto della vita e del matrimonio, la Chiesa cattolica, e i vescovi cattolici americani, hanno però espresso critiche e preoccupazioni nei confronti delle sue posizioni. Come pensa di affrontare tali critiche? O ritiene che finirà con l’ignorarle?

Non ci sarà mai un momento in cui deciderò di ignorare le critiche dei vescovi cattolici, perché sono il presidente di tutti gli americani e non solo di quelli che, per caso, sono d’accordo con me. Prendo molto seriamente le opinioni delle altre persone e i vescovi americani hanno una profonda influenza sulla Chiesa e anche sulla comunità nazionale. Vari vescovi sono stati generosi nelle loro opinioni e incoraggianti nei miei confronti, benché rimangano differenze su alcune questioni. Difenderò sempre con forza il diritto dei vescovi di criticarmi, anche con toni appassionati. E sarei felice di ospitarli qui alla Casa Bianca a parlare dei temi che ci uniscono e di quelli che ci dividono, in una serie di tavole rotonde. Ci saranno tuttavia sempre ambiti nei quali non sarà possibile trovare pieno accordo.

Muy interesante entrevista, casi exclusiva, en la que el presidente Obama responde a las preguntas de la periodista de Avvenire sobre sus relaciones con Benedicto XVI y la doctrina y las autoridades estadounidenses de Iglesia católica.

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